Dopo vaccino 498 morti, ma per Aifa non c’è correlazione

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L’AIFA, l’agenzia italiana del farmaco, ha segnalato 498 decessi a seguito della somministrazione dei farmaci anti Covid attualmente in uso, i cosiddetti vaccini.

In particolare, 307 cittadini sono morti dopo la somministrazione del “vaccino” Pfizer (Comirnaty), 86 a seguito dell’inoculazione del “vaccino” Moderna (Spikevax), 88 dopo l’introduzione del farmaco AstraZeneca (Vaxzevria) e, infine, 17 dopo la “vaccinazione” con il Jansen.

A seguito del diverso numero di dosi somministrate per le varie tipologie di vaccino, il tasso di esito fatale della vaccinazione varia dallo 0,6 all’1,30 per 100.000 dosi. In definitiva, dando per esatti i dati AIFA, muore di “vaccino” un cittadino ogni 66.000 soggetti “vaccinati” (133.000 dosi).


È quanto emerge quanto emerge dal “Settimo Rapporto AIFA sulla sorveglianza dei vaccini COVID-19” pubblicato dall’agenzia italiana del farmaco lo scorso 4 agosto 2021 e aggiornato al precedente 26 luglio [1].

>>> SCARICA PDF: 7° Rapporto AIFA sorveglianza vaccini COVID-19

Decessi dopo il vaccino anti-Covid: le norme non permettono di chiarire la causalità

Nel rapporto, l’AIFA precisa che che, sulla base della normativa italiana, « in sette casi, la causalità risulta correlabile », ovvero è accertato che la morte è dovuta certamente all’iniezione del “vaccino”.

Per 188 casi, il 37,7% degli eventi “avversi” fatali, ancora, « l’associazione temporale è compatibile, ma le prove non sono sufficienti a supportare un nesso di causalità ». In questo caso la correlazione è stata definita come “indeterminabile” o “inclassificabile”.

Negli altri casi, l’AIFA sostiene che non c’è correlazione tra vaccino e decesso. È solo una sfortunata coincidenza che la gente muoia anche solo « dopo due ore » dalla prima dose (343 casi) o dalla seconda dose (145 casi).

Secondo il grafico della figura 6 del rapporto ufficiale AIFA, il decesso quale esito fatale della vaccinazione rappresenta solo lo 0,6% delle segnalazioni ( ma è un evidente errore perché la tabella dell’immagine prima indica il dato dello 0,75% ).

L’Aifa ammette 11.000 gravi casi di effetti avversi dopo il vaccino Covid

La tabella indica che, a seguito della vaccinazione, il 3,5% dei cittadini è stata ricoverata in ospedale, lo 0,7% si trova in “pericolo di vita”, lo 0,6% è divenuto invalido. In totale, i “casi gravi” collaterali al vaccino risultano pari al 12,8% delle segnalazioni (11.000 circa).

Al di là delle percentuali relative, in numeri assoluti il dato è chiaramente pari a centinaia, anzi ad alcune migliaia di persone.

In proposito è importante precisazione che la “vigilanza” AIFA è di tipo passivo. Vale a dire che si basa sulle segnalazioni di “effetti avversi” da parte di medici curanti, farmacisti, e, in alcuni casi minoritari, da parte degli stessi cittadini, dalle forze armate ( per i militari vaccinati ) o da parte di avvocati dei familiari delle vittime.

Non essendo una “vigilanza” di tipo attivo ( le ASP non chiamano i vaccinati a 48-72 ore dall’inoculazione per sapere gli effetti avversi subiti ), è lecito credere che gli effetti collaterali sono almeno di un ordine di grandezza maggiore.

La cosa strana del rapporto AIFA è che da fine marzo le segnalazioni degli avverte avverse sono quasi cessate ( LINEA BLU, figura 12 del rapporto ). È probabile, quindi, che le segnalazioni riguardassero inizialmente anziani e operatori sanitari e che, con l’estensione della vaccinazione ad altre fasce d’età, sempre meno cittadini abbiano segnalato eventuali disturbi.

Da Pfizer ad AstraZeneca, ecco le patologie causate dai vaccini

Ancora, il rapporto ci fa sapere che col “vaccino” Pfizer sono « molto rare sono le paralisi del facciale, le reazioni anafilattiche e la miocardite/pericardite (il cui tasso è rispettivamente 5, 4 e 3 casi ogni milione di dosi somministrate) » (2,6 col Moderna).

Con l’AstraZeneca, invece, « fra gli eventi avversi molto rari (< 1 caso/100.000 dosi somministrate) rientrano le neuropatie acute e subacute (fra cui la Sindrome di Guillain-Barrè) e le trombosi venose intracraniche o in sede atipica con o senza piastrinopenia ». Invece, « il tasso di segnalazione per le reazioni anafilattiche è sovrapponibile a quello riportato nei precedenti Rapporti (2,7 casi ogni milione di dosi somministrate) ».

Infine con il Jansen, « il numero di casi di trombosi venosa cerebrale o in sede atipica con o senza piastrinopenia, di polineuropatie acute o subacute o di reazioni di tipo allergico grave è molto esiguo e comporta un tasso di segnalazione inferiore a 2 casi ogni 1.000.000 di dosi somministrate ».

Con la vaccinazione dei giovani (12-19 anni), l’AIFA segnala che « fra gli eventi avversi molto rari rientrano la miocardite e la pericardite acuta (3 casi ogni milione di dosi somministrate) ».

Nonostante l’incompletezza, la mancanza di imparzialità e di trasparenza del rapporto, che nulla dice sui motivi dei 498 decessi e sulle centinaia di invalidi, esso – a nostro parere – è sufficiente a dimostrare la non sicurezza assoluta del vaccino.

Chi si vaccina lo fa a proprio rischio e pericolo. E senza possibilità poi, per i familiari dei morti e degli invalidi, di chiedere risarcimenti a nessuno.

Fonti e Note:

[1] AIFA, 4 agosto 2021, 7° Rapporto AIFA sorveglianza vaccini COVID-19 [PDF].

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Natale Salvo

Nato e cresciuto nella terra del “Gattopardo”, la Sicilia. Ha dedicato la propria esistenza all'impegno sociale. Allenatore di una squadretta di calcio di periferia, presidente del circolo di Legambiente, candidato sindaco per il Partito Umanista. Infine blogger d’inchiesta; ha pagato le sue denunce di cattiva amministrazione con una persecuzione per via giudiziaria. E' autore del libro "La rivoluzione copernicana chiamata Reddito di Base", edito da Multimage, Firenze.

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